14/01/2026 SCHIO – A Schio Viambiente, la società sorta dalla fusione di Ava e Soraris, chiude la porta in faccia a Schio e Torrebelvicino sul recesso e sul rimborso delle quote, mentre la maggioranza della giunta Marigo è in forte tensione || La fusione tra Ava e Soraris, diventate Viambiante il 23 dicembre scorso, e la gestione del termovalorizzatore di Cà Capretta, hanno pesanti ripercussioni sulla maggioranza del sindaco di Schio, Cristina Marigo. L’ex sindaco Valter Orsi, dimessosi da presidente del Consiglio comunale, lavora a un nuovo gruppo con i consiglieri Luciana Carpi, Alberto Bertoldo e Loredana Spinato in uscita da Noi Cittadini, mentre Anna Nardi passerebbe in Fratelli d’Italia. Uno scossone politico che rischia di cambiare gli equilibri in aula, mentre sullo sfondo si agita la lettera dell’8 gennaio spedita dal presidente di Viambiente, Giovanni Cattelan, ai sindaci soci in cui c’è scritto nero su bianco che il recesso di Schio e Torrebelvicino da Ava non è valido. Perché? Perché – spiega la società – la fusione tra Ava e Soraris era già stata completata. L’atto è stato sottoscritto il 23 dicembre 2025 e iscritto al Registro delle Imprese. Da quel momento l’operazione è diventata irreversibile. E quindi le comunicazioni di recesso arrivate il 29 e 30 dicembre sono tardive e, soprattutto, giuridicamente inefficaci. Non solo: ViAmbiente chiarisce che non verrà rimborsata alcuna quota e che Schio e Torrebelvicino restano soci a tutti gli effetti. La società rimane affidataria del servizio rifiuti nei due Comuni. Tradotto: il Consiglio comunale di Schio ha votato un atto che, sul piano legale, non produce effetti. La sindaca Cristina Marigo aveva difeso il recesso come atto di responsabilità: «Restare – aveva detto – significherebbe adeguarsi a decisioni non condivise e pagare penali». Ma l’opposizione aveva parlato di “sconfitta politica”. Ora, con la lettera di Ava, Schio rischia di trovarsi fuori politicamente, ma dentro giuridicamente, senza controllo reale e senza possibilità di uscita immediata. L’unica strada sembra quella dei tribunali. Una causa milionaria, con costi elevatissimi per tutti, che durerebbe anni. E nel frattempo? (Servizio di Ivano Tolettini)
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