20/02/2026 BASSANO DEL GRAPPA – La Diesel di Renzo Rosso perde la guerra della “stripe”, l’etichetta sulla quinta tasca dei Jeans, con Calvin Klein || E’ la guerra della “stripe”, quando un’etichetta, pochi centimetri di tessuto, muove schiere di avvocati e laute parcelle. Sì, perché, cari telespettatori, c’è chi guarda i jeans per il taglio, chi per il lavaggio vintage e che – evidentemente – per la quinta tasca. Quella piccola laterale, dove una volta si infilava l’orologio da taschino e oggi vi si applica sopra un simbolo, appunto un’etichetta distintiva, che vale milioni di euro. Mister Diesel stavolta non ce l’ha fatta a trovare il bandolo della matassa del denim. È definitiva la sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione un anno fa nella causa tra Diesel spa e Diesel Italia srl, brand modiale fondato dall’imprenditore bassanese Renzo Rosso, e Calvin Klein, attraverso la controllata PVH Italia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di Diesel, confermando quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio in merito all’utilizzo della “stripe”, la banda decorativa applicata alla quinta tasca dei jeans. La decisione non entra nel merito creativo del design, ma valuta la corretta applicazione delle norme sul diritto dei marchi e sulla tutela dei segni distintivi. Con il rigetto del ricorso, diventa definitiva la pronuncia d’appello. Si chiude così una battaglia giudiziaria durata anni tra due colossi internazionali del fashion. Una vicenda che ha richiamato l’attenzione degli operatori del settore per le implicazioni sulla riconoscibilità dei dettagli estetici e sulla loro protezione giuridica. Sì, perché nel fashion system non conta quanto sei strappato, ma quanto sei riconoscibile. (Servizio di Ivano Tolettini)
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