25/02/2026 COSTABISSARA – Prosegue davanti alla Corte d’Assise di Vicenza il processo a carico dei genitori per la morte del 14enne Francesco Gianello || Due conclusioni diametralmente opposte. Una battaglia di perizie sulla morte per tumore dell’adolescente Francesco Gianello. Prosegue il confronto tra accusa e difesa nel processo a carico dei genitori Martina Binotto e Luigi Gianello, imputati di omicidio volontario per il dolo eventuale davanti alla Corte d’Assise di Vicenza. Il ragazzino spirò nel gennaio 2024 per un osteosarcoma. Per i consulenti della Procura Andrea Porzionato e Andrea Angelini il ritardo nell’avvio delle cure oncologiche – perché inizialmente i genitori si sarebbero affidati al metodo Hammer – ha compromesso in modo decisivo le possibilità di sopravvivenza del quattordicenne. Secondo i consulenti dell’accusa, con un tempestivo trattamento chemioterapico le chance di superare i 20 anni sarebbero state del 40%. Di segno opposto la linea della difesa. Gli avvocati Lino Roetta e Jacopo Roetta, che si sono avvalsi delle consulenze di Daniele Rodriguez e Davide Pastorelli, replicano non vi era certezza clinica che la chemioterapia avrebbe salvato il ragazzo. I medici della difesa sostengono che l’oncologia non è una scienza esatta e che, nel caso specifico, la malattia si sarebbe comunque rivelata fatale. Anche iniziando prima le cure – è la tesi – l’evoluzione del tumore non sarebbe cambiata in modo determinante. Resta quindi al centro del dibattimento il nodo causale: se il ritardo terapeutico abbia inciso in maniera decisiva sull’esito o se, come sostiene la difesa, la morte fosse purtroppo inevitabile. (Servizio di Ivano Tolettini)
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