19/03/2026 VICENZA – Non c’è prova che la commercialista avesse le mani bucate. Dodici anni dopo la Cassazione ha annullato l’amministratore di sostegno || Spendeva senza criterio, sì. Ma non abbastanza da giustificare una limitazione della sua libertà personale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha dato ragione a una commercialista vicentina non più giovane, annullando il provvedimento di 12 anni fa con cui il tribunale di Vicenza le aveva imposto un amministratore di sostegno. La vicenda parte a fine 2013, quando la donna attraversava un periodo difficile sul lavoro e in famiglia. La preoccupazione dei congiunti portarono il caso davanti al tribunale che stabilì che la donna era prodiga, incapace di gestire il proprio patrimonio senza esporsi a rischi. Da qui la nomina dell’amministratore di sostegno. Una misura che però la diretta interessata ha sempre contestato, assistita dal suo legale, sostenendo di non avere alcuna patologia psichiatrica. La Cassazione oggi chiarisce un punto fondamentale: non basta spendere troppo o fare scelte economiche discutibili per limitare la capacità di una persona. Serve una reale condizione di fragilità, certificata, che renda necessario un supporto. Nel caso specifico, spiegano i giudici, la donna conduceva una vita autonoma, lavorava, percepiva uno stipendio e non presentava alcuna patologia invalidante. Tra l’altro, la donna non era stata nemmeno ascoltata nel procedimento. Una violazione di legge. Per questo la Suprema Corte ha annullato tutto, rinviando al tribunale di Vicenza per una nuova valutazione. . (Servizio di Ivano Tolettini)


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