02/04/2026 BOLZANO VICENTINO – Paola Pettinà, la presunta badante killer, si difende affermando che non ci sono prove contro di lei. Afferma di non avere avvelenato le due donne morte || “Non ci sono prove per accusarmi degli omicidi”. È la linea difensiva della cosiddetta badante killer, la 48enne Paola Pettinà di Bolzano Vicentino, che rischia l’ergastolo per il presunto duplice omicidio di due anziane, Imelda Stevan di 81 anni e Alessandra Balestra di 74, che doveva accudire e il tentato omicidio di altre persone. Paola Pettinà è comparsa per la prima volta davanti alla Corte d’Assise di Vicenza. Parole riferite ai familiari, mentre in aula si disputa una partita tecnica delicatissima. Secondo la procura tra il 2022 e il 2024 , gli anziani sarebbero stati sedati con benzodiazepine e psicofarmaci. Non malattie improvvise, ma somministrazioni che avrebbero compromesso le loro condizioni fino al decesso. I periti incaricati dal tribunale escludono ictus o patologie acute. Parlano di un quadro compatibile con un’intossicazione farmacologica. In alcuni casi, spiegano, in pronto soccorso l’antidoto avrebbe provocato un temporaneo miglioramento, un segnale che rafforza l’ipotesi di un’assunzione anomala di farmaci. Ma è proprio sul nesso causale che si gioca il processo. Gli esperti ammettono: non sempre è possibile dimostrare con certezza assoluta che sia stata la somministrazione a provocare la morte. Un margine di dubbio su cui la difesa punta con decisione. Intanto, fuori dall’aula, il dolore dei familiari. “Rivederla è stato uno choc, non la perdonerò mai”, dice una delle figlie delle vittime. Rabbia e attesa di verità, mentre il dibattimento entra nel vivo. Le prossime udienze saranno decisive: verranno ascoltati consulenti della difesa e altri testimoni chiave. E sarà lì che si capirà se i sospetti diventeranno prove. O resteranno, come sostiene l’imputata, solo accuse. (Servizio di Ivano Tolettini)
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