14/07/2026 VICENZA – Mentre alla Questura arrivano 15 nuovi agenti dal 2008 a oggi il numero dei poliziotti in servizio è crollato del 32%, passando da 499 a 336 unità. Un calo che riaccende le polemiche in una delle province più produttive d’Italia, che versa allo Stato miliardi di euro in imposte ma continua a denunciare una cronica carenza di uomini e mezzi per la sicurezza. || Quindici nuovi agenti non bastano a cancellare un dato che pesa come un macigno. In diciotto anni la provincia di Vicenza ha perso 163 poliziotti: erano 499 nel 2008, oggi sono appena 336. Un taglio del 32 per cento che fotografa un progressivo impoverimento degli organici in un territorio che, nel frattempo, è cresciuto sotto il profilo economico, industriale e demografico. Tradotto in numeri, oggi c’è un agente ogni 2.482 abitanti, uno dei rapporti meno favorevoli del Veneto. Eppure Vicenza è una delle province che contribuisce maggiormente alle casse dello Stato, grazie a un tessuto produttivo tra i più forti del Paese. La domanda, quindi, è inevitabile: com’è possibile che una provincia che versa così tante imposte e tasse a Roma continui a vedere diminuire la presenza delle forze dell’ordine? Il problema non riguarda soltanto la sicurezza percepita, ma anche la capacità di garantire un controllo efficace del territorio, in un’area caratterizzata da migliaia di imprese, importanti infrastrutture e una popolazione in costante movimento. L’arrivo dei 15 agenti rappresenta certamente un segnale positivo, ma non cambia il quadro complessivo. Sindacati e amministratori chiedono da tempo un’inversione di rotta e criteri di assegnazione che tengano conto non solo della popolazione residente, ma anche della ricchezza prodotta, del numero di imprese e della complessità del territorio. Perché la sicurezza, sostengono, dovrebbe essere garantita anche in proporzione al contributo che un territorio offre al Paese. (Servizio di Ivano Tolettini)
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