22/09/2026 MAROSTICA – Doveva essere una operazione di chirurgia estetica di routine in una clinica privata del Bassanese, ma Clara Palloro, maestra di Pergine di 56 anni, non si è più risvegliata. È morta a Trento dopo otto mesi di coma. La famiglia ha presentato una querela: la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. || Era entrata in una clinica privata della zona di Marostica per sottoporsi a un intervento chirurgico estetico descritto come semplice e di routine. Un’operazione che aveva comportato la somministrazione dell’anestesia. La trentina Clara Palloro, maestra di Pergine Valsugana di 56 anni, dopo l’iniziale risveglio dall’anestesia era entrata in coma e non si era più risvegliata. Dopo otto mesi di coma è morta all’ospedale Santa Chiara di Trento, con accanto il compagno Alessandro Avi.L’intervento risale al 28 gennaio scorso. Secondo il racconto dell’uomo, Clara entrò in sala operatoria attorno alle 10 e 15. Poco dopo le 13 venne trasferita in una stanza, pallida e con gli occhi sbarrati. Le parlò ma apparve stanchissima. Poi più nulla. Il compagno sostiene di avere chiesto più volte spiegazioni alla struttura sanitaria, senza ottenere risposte chiare. Soltanto in seguito avrebbe appreso che la donna era stata riportata d’urgenza in sala operatoria perché non si risvegliava.L’allarme al 118, sempre secondo quanto ricostruito dalla famiglia, sarebbe scattato soltanto alle 16 e 15. L’ambulanza trasferì Clara in ospedale verso le 17 e 30. Da quel momento non riprese più conoscenza.La figlia maggiore, tramite l’avvocato Andrea De Bertolini di Trento, ha presentato una querela per lesioni gravissime che si trasformerà adesso in un’inchiesta per omicidio colposo da parte della procura di vicenza, come atto dovuto. La magistratura farà eseguire l’autopsia. I consulenti della famiglia chiedono di verificare soprattutto i tempi dei soccorsi. Dalla documentazione sanitaria emergerebbe quel giorno dopo il trasferimento della maestra Clara nella stanza un rapido crollo della saturazione: dal 97 per cento delle 13 all’86 per cento cinquanta minuti dopo, fino al 76 per cento. Un’ipossia profonda che avrebbe provocato danni irreversibili. (Servizio di Ivano Tolettini)


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