VICENZA – La senatrice vicentina della Lega Erika Stefani stigmatizza questi tre anni di attesa dell’autonomia. Tuttosommato spiega che basterebbe poco per arrivare all’obiettivo || 22 Ottobre 2017 i veneti si esprimevano sull’autonomia differenziata. Una valanga di voti, oltre 2 milioni e 300 mila veneti, pari al 98,1 % si era espresso a favore. Con un affluenza alle urne del 57,2 % raggiungendo ampiamente il quorum. Da quel 22 ottobre sono passati tre anni e l’attesa autonomia non è ancora diventata realtà. Nel primo Governo Conte (Lega – 5 Stelle) il Veneto aveva piazzato in pole position la senatrice della lega la vicentina Erika Stefani proprio con l’obiettivo di lavorare sull’autonomia. Il suo ministero aveva lavorato per mesi con le commissioni al fine di trovare la quadratura del cerchio e dare vita all’autonomia differenziata. Dal Conte uno al Conte bis, ai 5 Stelle si affianca il PD e dopo uno stop iniziale il ministro Boccia arriva a Venezia ed incontra il governatore Zaia. L’autonomia differenziata viene inserita in una legge quadro o leggi cornici dove vengono sanciti i principi chiave da rispettare come quello della sussidiarietà ma alla fine, a tutt’oggi, rimane bloccata. Insomma è come se si parlasse di auto decidendo carrozzeria, motore e ruote senza però deciderne il modello eppure alla fine basterebbe poco ha spiegato la stessa Stefani ovvero inserire in queste leggi cornici il lavoro già portato a termine da lei stessa e finalmente dalle parole si potrebbe arrivare ad avere quell’autonomia richiesta dai veneti con il referendum del 22 ottobre del 2017. – Intervistati ERIKA STEFANI (Senatrice Lega) (A cura di: Gabriella Basso)


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