18/08/2023 ALTOPIANO – Dopo i lupi e il bostrico è ora la piaga dei cinghiali a spaventare l’Altopiano || Se la laguna veneta piange lacrime salate a causa del granchio blu, la montagna vicentina non ride di certo. Le terre alte dei Sette Comuni stanno infatti facendo i conti con quello che per molti è diventato un vero assedio, dato che da qualche tempo ha a che fare addirittura con tre situazioni molto complicate che vanno in rubrica sotto i nomi di lupi, bostrico e cinghiali. Il primo tema è ben noto da anni, dato che ogni estate si moltiplicano gli appelli perché venga fatto qualcosa per ridurre l’impatto dei branchi attivi in altopiano sull’allevamento di montagna. I selvatici attaccano bovini, capre e pecore, e perfino i cavalli, mettendo in grave difficoltà malghe e allevatori: quest’anno le predazioni sono state moltissime e hanno colpito quasi tutte le aree del comprensorio, mentre le soluzioni tardano ad arrivare. Il mondo agricolo – ma anche quello del turismo – chiede che le aree venete interessate dalla presenza di lupi possano mettersi sulla scia di quanto sta accadendo in Trentino, dove sono stati approvati dall’Ispra i primi abbattimenti. Se ne sta parlando a Roma, ma come sempre se ne sta parlando e basta. Il secondo problema in ordine di tempo è quello del bostrico, un minuscolo coleottero che si nutre della polpa degli abeti rossi appena sotto la corteccia, interrompendo il passaggio della linfa e portando la pianta alla morte. La grana è esplosa dopo Vaia, a causa del gran numero di alberi schiantati in molte zone dell’Altopiano dalla Marcesina fino alle immediate vicinanze di Asiago. E ora sono sempre di più le chiazze di alberi morti, con dati allarmanti che parlano di 8 ettari di boschi colpiti nel 2020, passati a 35 ettari l’anno successivo, 138 quello dopo e 180 nel 2023. Ora l’Altopiano si trova a combattere anche la piaga dei cinghiali, che devastano i pascoli e i prati da sfalcio alla ricerca di bulbi e radici commestibili. Le zone prative sono molto spesso difficili da ripristinare e il rischio è che in tempi rapidi si crei un danno immenso (Servizio di Ferdinando Garavello)


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