17/01/2021 VICENZA – Didattica a Distanza: uno “stile” di scuola che ha mostrato diverse lacune. Oggi facciamo il punto con Maria Cristina Franco, consigliere provinciale di Vicenza con delega alla didattica. || Nome in codice Dad: la Didattica a Distanza è figlia dell’epidemia. Nato in tempo di covid per tenere sotto controllo la curva pandemica, questo sistema, però, si è scontrato con l’inadeguatezza degli strumenti di connessione di alcune scuole italiane, ma anche di alcune famiglie, con gli studenti che, alla prova dei fatti, non hanno sempre potuto trasformare le ore in presenza in ore in collegamento internet con gli stessi risultati. C’è di più: la raffica di Dpcm ha costretto a disfare continuamente il lavoro fatto, escludendo una progettazione a lungo termine. Non solo: la scuola, per i ragazzi, è socialità, è incontro, è amicizia: tutti valori evaporati sotto il segno della Didattica a Distanza. Da qui le proteste dei giovani e le lamentele degli insegnanti: la politica, oggi più che mai, è chiamata a fare delle valutazioni.In effetti il problema della scuola, oggi, non è tanto all’interno degli istituti, dove sono stati organizzati gli spazi, la sicurezza, le distanze: il vero tema è come arrivare a scuola, il trasporto pubblico. Infatti mentre le scuole primarie e secondarie sono presenti anche nei piccoli centri, e quindi è molto più facile risolvere il tema degli spostamenti, al contrario le superiori sono gli istituti che stanno soffrendo di più il problema del trasporto pubblico. Per questo la Provincia di Vicenza si era attivata predisponendo un piano:L’auspicio, adesso, è che dopo il 31 gennaio i ragazzi possano tornare a scuola, riabbracciando i loro spazi. – Intervistati CRISTINA FRANCO (Consigliera Provinciale Delegata alla Didattica) (Servizio di Carlo Alberto Inghilleri)


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