03/04/2026 VICENZA – E’ morto a 93 anni l’avvocato Gianfranco Rigon, per molti anni presidente dell’Ordine e per 15 anni nel Cda della Popolare di Vicenza. Disse di no a Zonin || Se ne va a 93 anni Gianfranco Rigon, e con lui un pezzo della Vicenza più colta, sobria e lungimirante. Avvocato di razza, per otto anni presidente dell’Ordine agli inizi degli anni Novanta, Rigon ha incarnato un’idea alta della professione: rigore, misura, rispetto delle istituzioni. Ma il suo nome resta legato anche alla Banca Popolare di Vicenza, di cui fu consigliere dal 1984 per 15 anni, e vicepresidente dal 1996 al 1999. Furono anni cruciali per la Banca Popolare Vicentina diventata di Vicenza. E proprio allora Rigon ebbe il coraggio di dire ciò che molti non volevano sentire. Entrò in rotta di collisione con Gianni Zonin, denunciando con parole nette i rischi di una gestione personalistica intrecciata ai suoi affari. “È pericoloso per il futuro della banca – diceva – le sue manie di grandezza, la mancanza di cultura bancaria e l’assenza di scrupoli porteranno l’istituto al disastro”. Parole che molti anni dopo, nel 2014, suonarono come una profezia. All’epoca, per molti, fu una Cassandra isolata. Oggi, alla luce del crac che ha travolto la Popolare, quelle parole pesano come un monito ignorato. Rigon pagò quella libertà di giudizio con l’isolamento dai poteri forti di Vicenza. Ma non arretrò mai. Amava Vicenza, dove per oltre mezzo secolo ebbe lo studio in stradella dei Munari, ma preferiva la sua Montebello. Fino alla fine ha mantenuto lo stile di sempre: discreto, elegante, fermo nei principi. Colto, raffinato, fine giurista, ha rappresentato il meglio della vicentinità. Una città che oggi lo piange, riconoscendo in lui non solo un professionista, ma una coscienza critica. E forse, anche per questo, una voce che avrebbe meritato di essere ascoltata prima (Servizio di Ivano Tolettini)
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