14/05/2026 VICENZA – Pioggia di impianti agrivoltaici in provincia, ma il territorio sempre più spesso dice no || Impianti, progetti e richieste di costruzione di campi agrivoltaici spuntano alla chetichella, qua e là, come fiori di silicio nella bella campagna veneta. Lo spazio di manovra per i privati c’è ed è disciplinato da leggi e normative che già sono finite nel mirino di amministratori e politici. Quindi tutto lecito, tutto bene, tutto in regola. Peccato che a margine di questo mondo fatto di carte e commissioni ci sia un altro mondo, fatto di gente che vive e rende viva la campagna veneta. Gente che molto spesso, quasi sempre a dire il vero, non vuol saperne, di impianti e distese di pannelli nel cuore dell’agricoltura nostrana. Un esempio fresco fresco? Eccolo qui, arriva da Saviabona di Vicenza, dove è in ballo un impianto da 70 mila metri quadrati che ha portato a una vera rivolta dei residenti. Il tema è sempre quello: tutto a posto, tutto lecito, ma chi vive nei dintorni dell’appezzamento interessato dall’intervento è fortemente critico per tutte le ricadute del caso. Esattamente quello che è successo e sta succedendo a Rosà, dove un privato vuole costruire un maxi impianto nelle campagne di Travettore. Il Comune ha detto di no, come pure le Amministrazioni confinanti, i cittadini hanno detto di no, associazioni, gruppi, esperti hanno detto di no. E alla fine questa voce è arrivata in consiglio regionale, dove il consigliere Roberto Marcato ha organizzato un’audizione nelle commissioni interessate, che hanno ascoltato la voce del territorio. La promessa è di portare in aula il problema per cercare una soluzione, anche se i tempi sono piuttosto stretti. Un’altra strada è quella percorsa dalla gente di Eraclea, che contesta il progetto di un impianto e ha portato a Venezia una protesta con tanto di striscioni. Modi diversi di dire la stessa cosa. Ovvero che dalla campagna deve arrivare solo il frutto della terra, lasciando all’agricoltura il proprio terreno fertile. Letteralmente, in questo caso. L’alternativa? Capannoni dismessi, aree degradate e tanto altro ancora (Servizio di Ferdinando Garavello)
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