15/05/2026 VICENZA – Crac calearo Antenne, la battaglia si sposta al Riesame, dove gli indagati chiedono il dissequestro dei beni per 4 milioni di euro. Al centro dell’inchiesta gli imprenditori Massimo Calearo Ciman e i figli Carlo Alberto ed Eugenio, e il manager Luca Corazza || Nell’inchiesta sulla liquidazione giudiziale della Calearo Antenne spa è il passaggio dalla fase delle accuse a quella della controffensiva delle difese. La battaglia legale si sposta davanti al Tribunale del Riesame, dove gli avvocati degli indagati, Marco Dal Bene ed Enrico Ambrosetti, chiedono l’annullamento del maxi sequestro preventivo da oltre 4 milioni di euro disposto dalla Procura di Vicenza: dalla villa ad Arcugnano dell’ex presidente di Confindustria Vicenza ed ex parlamentare Pd, Massimo Calearo Ciman, a quote azionarie e altro. Nel mirino degli inquirenti ci sono i finanziamenti pubblici ottenuti dalla Calearo Antenne di Isola Vicentina: 7 milioni e mezzo di euro attraverso Invitalia e un milione e mezzo con garanzia Sace, per un totale di quasi 9 milioni di euro. La Procura contesta ai tre ex componenti del consiglio di amministrazione – Massimo Calearo Ciman, Carlo Alberto Calearo Ciman ed Eugenio Calearo Ciman – il concorso nella presunta truffa aggravata per il finanziamento Invitalia. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati rappresentati requisiti e prospettive industriali non corrispondenti alla reale situazione economica della società. Per il secondo finanziamento, quello da un milione e mezzo garantito da Sace, sotto accusa c’è invece Luca Corazza, amministratore unico della società nel periodo indicato dagli inquirenti. Coinvolti nell’inchiesta anche i commercialisti Antonio Zaccaria, Adriano Marchetto e Gaetano Terrin. Ora però le difese cercano di smontare l’impianto della Procura. Negli atti depositati al Riesame viene sostenuto che i finanziamenti sono stati concessi al termine di verifiche e istruttorie tecniche approfondite da parte degli enti pubblici. (Servizio di Ivano Tolettini)
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