13/07/2026 SCHIO – A ottantun anni dall’Eccidio di Schio, il centro storico torna a fare i conti con una memoria ancora divisa. Due manifestazioni, due letture della storia, nessun incidente grazie a un imponente dispositivo di sicurezza. || Schio ha ricordato l’Eccidio del luglio 1945 con due manifestazioni distinte che, ancora una volta, hanno riportato al centro due diverse interpretazioni di una delle pagine più dolorose della storia cittadina. Da una parte la commemorazione davanti all’ex carcere di via Baratto, dove nella notte tra il 6 e il 7 luglio di ottantun anni fa furono uccisi 54 detenuti. Qui si sono ritrovate le associazioni dell’area di estrema destra con la pronipote del Duce, Orsola Mussolini, per ricordare le vittime, con la lettura dei nomi dei caduti, la deposizione di una corona d’alloro e il consueto saluto romano davanti al portone dell’ex carcere. Contemporaneamente, in piazza Rossi, è partito il presidio promosso dall’Anpi, al quale hanno partecipato circa un centinaio di persone. Antifascisti, sindacati e associazioni hanno attraversato il centro con bandiere e striscioni per ribadire i valori della Resistenza e della lotta contro ogni forma di fascismo. Per evitare contatti tra i due gruppi è stato predisposto un massiccio piano di sicurezza coordinato dalla Questura. Il centro è stato presidiato da decine di uomini tra polizia, carabinieri e polizia locale, con transenne, deviazioni al traffico e la chiusura temporanea di alcune vie. Una giornata che ha confermato come, a oltre otto decenni dall’Eccidio, quella ferita continui a dividere Schio, che continua a confrontarsi con il peso della propria storia. (Servizio di Ivano Tolettini)
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