12/05/2026 SCHIO – Una sentenza destinata a far discutere quella del tribunale civile di Padova: dopo la morte di un operaio in un incidente sul lavoro, il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento non solo alla moglie dell’Alta Padovana e alla figlia, ma anche all’amante dell’uomo. || Due famiglie risarcite per la morte dello stesso uomo. Anche l’amante ha diritto al risarcimento del danno parentale per la perdita del compagno morto sul lavoro, se il legame era stabile, duraturo, con un progetto di vita. E dal loro amore era nata anche una figlia, tre anni prima della disgrazia. È la decisione del tribunale civile di Padova che entra nel merito del dibattito sul riconoscimento delle relazioni extraconiugali. Al centro della vicenda la morte di un operaio avvenuta nel 2018, in un cantiere della provincia di Padova. Per quell’incidente i titolari della ditta erano stati condannati in primo grado per omicidio colposo. Il verdetto è stato appellato. Nel procedimento civile, oltre alla moglie e i familiari dell’Alta Padovana, il giudice Roberto beghini ha riconosciuto il diritto al risarcimento anche a una donna moldava residente a Schio – assistita dagli avvocati Michele Grigenti e Nuccia Figatti -, che dal 2013 aveva una relazione con la vittima. Dal legame stabile era nato anche la bambina. Secondo il tribunale, l’uomo partecipava concretamente alla vita della figlia, trascorreva lunghi periodi con la donna e contribuiva economicamente al mantenimento della famiglia parallela. Elementi che hanno dimostrato l’esistenza di un rapporto affettivo stabile e continuativo. Alla figlia di secondo letto sono stati riconosciuti 310 mila euro, mentre all’amante 80 mila. (Servizio di Ivano Tolettini)
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